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La ‘corda pazza’ delle amministrative. Il centrodestra diviso rischia un po’ dappertutto ma soprattutto in Sicilia #adessonews

La ‘notizia’ è che il centrodestra è pieno di guai e che le prossime amministrative rischia di perderle – proprio come è già è successo con quelle dell’ottobre 2021 – regalando a un centrosinistra largamente minoritario, nel Paese, a livello di voti che gli arriderebbero a un confronto one to one con il centrodestra, alle elezioni politiche, il sogno o la mera illusione di una vittoria nazionale a portata di mano, nel 2023. Di certo, le divisioni del centrodestra, se non anche future elezioni politiche nazionali, rischiano di rendere forte la sua debacle a livello amministrativo. In ogni caso, una nuova disfatta, ne frusterebbe le ambizioni a livello nazionale.

Certo è che, a meno di due mesi dall’election day del 12 giugno, il puzzle dei candidati alle amministrative si va riempiendo, sebbene restino ancora vuote caselle importanti, soprattutto per il centrodestra. Al voto per le comunali andranno circa 950 comuni, ma il focus sarà sui 26 capoluoghi di provincia (di cui 4 capoluoghi di Regione: Genova, L’Aquila, Catanzaro e Palermo, su cui torneremo meglio più avanti).

Incombono anche le Regionali in Sicilia

Ma sarà la Sicilia il vero test nazionale, cioè le elezioni regionali se e quando si terranno in via anticipata sulla base di una decisione – quella dell’attuale presidente, Nello Musumeci, autonomista ma molto vicino al partito di FdI e che la Meloni vuole ricandidare a governatore, di anticipare la data del voto regionale a giugno che potrebbe scompaginare tutti i giochi. Soprattutto per quello che riguarda lo schema delle alleanze.

Sull’isola si gioca la partita più delicata della prossima tornata elettorale e, non a caso, le forze in campo si stanno ancora studiando. Partito Democratico e Movimento 5 Stelle sono in corsa per esprimere il candidato presidente. Fra i dem, rimane in campo il nome di Beppe Provenzano, vice-segretario ed ex ministro per il Sud. Tra i Cinque Stelle, i nomi in pole sono quelli di Dino Giarrusso e Giancarlo Cancelleri, che hanno ingaggiato una corsa interna al Movimento. I Cinque Stelle sono ancora molto forti, in Sicilia, e il Partito Democratico è deciso a seguire la strada dell’alleanza con loro che, tuttavia, non basterebbe se non allargasse il campo alle forze di centro. Lo schema del campo largo lettiano, sull’Isola, potrebbe prevedere una alleanza larga nella quale far entrare Iv e l’Udc, forza di centro che gode di un importante peso elettorale, ma c’è prima da attendere che si dipani la matassa del centrodestra, campo in cui rimane in piedi l’ipotesi della candidatura di Roberto Lagalla, proprio in quota Udc, nome sul quale sta convergendo anche Italia Viva: Davide Faraone, candidato renziano in pectore e palermitano doc, ha infatti annunciato di voler ritirarsi dalla corsa proprio per permettere al suo partito di sostenere Lagalla. Per quel che riguarda Pd e M5s, c’è da considerare che la partita per l’isola si incrocia con quella del sindaco di Palermo. Il candidato individuato dai due partiti per il capoluogo siciliano è Franco Miceli, presidente del Consiglio nazionale degli Architetti. Un nome messo sul tavolo proprio dal Pd. Dunque, è il ragionamento che si fa tra i Cinque Stelle, il candidato alla presidenza della Regione dovrebbe spettare ai pentastellati. Nel Pd rimane forte, invece, l’ipotesi di candidare Giuseppe Provenzano, già ministro per il Sud e attuale vicesegretario del partito, di cui impersonifica l’anima più di ‘sinistra’ e radical. Una candidatura forte che risponde anche all’appello di Enrico Letta perché i suoi si mobilitino in massa per vincere la sfida nelle città. Una distanza fra i due partiti, però, quella tra Pd e M5s, che rende più concreta l’ipotesi di primarie per la scelta del candidato.

Letta chiede a tutti “gli occhi della tigre”

Francesco Boccia, responsabile della segreteria dem per gli enti Locali, si sta spendendo molto perché l’appello di Letta alla mobilitazione totale del partito sia raccolto. “Nessuno si può sottrarre a questa battaglia che è un vero test in vista delle prossime politiche”, ha sottolineato a più riprese durante gli incontri avuti con gli esponenti di spicco del centrosinistra in Sicilia: “Un test, non solo per verificare la tenuta della coalizione, ma anche per saggiare il reale impegno di ogni candidato”. Chi si sottrae, è il mantra del Pd, aiuta solo il centrodestra e la discriminante per le candidature alle politiche sarà l’aiuto o meno al campo largo da parte dei parlamentari che devono spendersi ventre a terra nei comuni. Comunque vada, la parola d’ordine del segretario Pd rimane la stessa: “bisogna avere gli occhi della tigre”, come diceva Sylvester Stallone in Rocky. Alle politiche come alle Amministrative.

La discesa in campo dei big dem

L’appello che Enrico Letta ha rivolto alla direzione dem settimane fa, viene rilanciato anche in vista delle elezioni Amministrative e, al momento, sembra essere raccolto dallo stato maggiore dem, a cominciare dagli esponenti della segreteria e dai parlamentari. A Piacenza l’ex ministra, e parlamentare, Paola De Micheli è in campo al fianco della candidata sindaca Katia Tarasconi per strappare la città al centrodestra. Il lavoro di cucitura portato avanti da Boccia ha permesso di schierare al fianco della candidata tutto il centrosinistra, da Articolo Uno a Italia Viva, passando per Azione e Centro democratico. All’Aquila ecco un altro big in campo, la parlamentare dem Stefania Pezzopane che ha già aperto la campagna elettorale. Già sei le liste annunciate in sostegno della candidatura dem e buone chanches di vittoria. A Genova, invece, Pd, Leu e 5 Stelle sostengono Ariel Dello Strologo, avvocato e presidente della Comunità ebraica di Genova, che sfiderà il sindaco uscente.

Dopo mesi di stop and go, si è sciolto anche il nodo del capoluogo siciliano: a Palermo i 5 Stelle sosterranno Franco Miceli, presidente dell’ordine degli architetti, civico proposto dal Pd, ma la rottura netta con i centristi di Iv, Azione, +Europa non lascia presagire una vittoria sicura.

A Catanzaro, invece, una coalizione larga che va dal Pd a De Magistris, 5Stelle e Leu è in campo con il professore universitario Nicola Fiorito.

Ma i rischi maggiori li corre il centrodestra

A rischiare di più è, tuttavia, il centrodestra, visto che la coalizione controlla 18 su 26 giunte uscenti nei capoluoghi di Provincia chiamati al voto (3 sindaci uscenti sono della Lega, 3 di Fratelli d’Italia, 6 di Forza Italia, 4 indipendenti di centrodestra, uno di Coraggio Italia e uno di Cambiamo) mentre il centrosinistra controlla solo 5 amministrazioni uscenti (3 del Pd e 2 indipendenti di centrosinistra). Tre comuni infine vengono da giunte sostenute da Liste civiche. Il centrodestra ha raggiunto l’accordo in 20 grandi Comuni sui 26 che andranno al voto il 12 giugno.

Come spiega all’AGI il responsabile Enti Locali di Forza Italia, il senatore Maurizio Gasparri, “in alcuni Comuni il centrodestra ha raggiunto l’accordo per ricandidate i sindaci uscenti, in altri si è scelto di candidare esponenti della società civile, in altri ancora è riuscito a raggiungere l’accordo per la candidatura di esponenti dei partiti. La discussione resta aperta a Verona e a Palermo”, aggiunge Gasparri. Nella città scaligera è in corso un confronto interno a Forza Italia fra l’ipotesi di ricandidatura del sindaco uscente, Federico Sboarina, e il sostegno a Flavio Tosi (ex leghista in rotta con Salvini).

In Sicilia, la partita interna alla coalizione di centrodestra vede strettamente legata la sfida per Palermo e quella per la presidenza della Regione. Palermo è la casella rimasta vuota, dopo che a Messina si è deciso di convergere verso Maurizio Croce. Forza Italia e Lega sono inclini a sostenere Francesco Cascio, ma incontrano le resistenze di Fratelli d’Italia che nei giorni scorsi ha rivolto un appello pubblico a Silvio Berlusconi perché assumesse una iniziativa per fare chiarezza. “Al momento non è previsto alcun vertice” di centrodestra, spiega ancora Gasparri, “ci sono contatti continui e, poi, valuterà Berlusconi”.

Le partite ancora in alto mare di Verona, Parma, Catanzaro. Genova la sola certezza

Altro nodo da scogliere per il centrodestra è il candidato a Catanzaro. Continua a far discutere la candidatura del docente universitario Valerio Donato (ex dirigente del Pci-Pds-Ds-Pd) sul quale, oltre a Forza Italia e Lega, sono confluiti anche Udc ed ex esponenti del centrosinistra. Su Donato, però, continua a temporeggiare Fratelli d’Italia. Per questa ragione, i vertici locali dei partiti non chiudono ancora il dossier lasciando aperta la possibilità di rintracciare un candidato espressione di tutta la coalizione. A Parma invece, è la ricandidatura di Pietro Vignali a far discutere. A fianco dell’ex sindaco che aveva già guidato la città fra 2007 e 2011 ci sono la Lega, Forza Italia, Cambiamo, Noi con l’Italia e la lista civica rappresentata da Fabio Fecci e Fabrizio Pallini. Manca, anche qui, il via libera di Fratelli d’Italia. Nella coalizione rimane vivo l’ottimismo sul fatto che si possa chiudere in tempi brevi l’accordo. Il centrodestra è forte e compatto, invece, a Genova dove il sindaco uscente Marco Bucci è sostenuto da tutta la coalizione e ha ricevuto attestazioni di stima anche da Italia Viva e Azione, sebbene il partito di Carlo Calenda non si presenterà nel capoluogo ligure e non sosterrà una coalizione in cui sia presente anche Fratelli d’Italia. Per dare ancora più forza a Bucci, Matteo Salvini ha perfino annunciato di voler togliere il suo nome dal simbolo della Lega per sostituirlo con quello del candidato sindaco. Una iniziativa che il leader del Carroccio potrebbe ripetere anche in altre realtà. Proprio al nord, infatti, si attende la sfida tutta interna al centrodestra fra le liste di Lega e Fratelli d’Italia. La vittoria dell’una o dell’altra lista potrebbe dunque rappresentare la cartina di tornale per la leadership della coalizione. E non solo a livello locale, ma anche a livello nazionale.

Palermo e Sicilia fanno litigare il centrodestra

Ma è la Sicilia – e, in particolare, il caso Palermo – a dividere il centrodestra, sempre più preso nella spirale di accuse, gelosie e ripicche interne. Una coalizione che vive ormai da mesi in un clima permanente di incomunicabilità e di tensione, senza alcuna schiarita dopo la frattura verticale sancita in occasione del voto sul Mattarella bis. L’ appello lanciato da Fratelli d’Italia perché Silvio Berlusconi intervenisse sul futuro candidato sindaco di Palermo al momento è caduto nel vuoto. Così la situazione resta congelata a quella di alcuni giorni fa: da un lato l’intesa tra FI e Lega sulla discesa in campo dell’azzurro Francesco Cascio e, sul fronte opposto, il partito di Giorgia Meloni che vede in quest’asse la volontà di danneggiare proprio FdI più che battere la sinistra.. Una situazione che rischia di mettere in stallo le già complicate trattative sulle candidature per le amministrative e, in prospettiva, il tema della leadership in vista delle politiche del 2023.

Sullo sfondo resta anche lo scontro campale sulle elezioni, previste sempre il prossimo anno, per la Regione Sicilia. Fratelli d’Italia vorrebbe che già ora gli alleati si impegnassero a sostenere il Presidente uscente, Nello Musumeci, ma gli altri nicchiano. Da qui lo scontro e il gelo. Nei giorni scorsi, Fdi aveva diffuso una nota di fuoco contro l’intesa su Cascio in cui si chiedeva l’intervento dell’ex premier: “Non ci resta che auspicare un intervento diretto di Silvio Berlusconi che – complice la Pasqua – non siamo certi sia stato reso partecipe delle ultime scelte del partito siciliano”, era stata la loro richiesta.

Ma da Arcore è arrivato ad oggi solo un freddo “no comment”. Il Presidente di Forza Italia al momento pare disinteressato all’intera vicenda. Fonti del partito replicano tuttavia che recapitare un appello di questo tipo a mezzo stampa non è certo il modo migliore per intavolare un confronto serio e proficuo. Inoltre, le stesse fonti fanno notare che da tempo Forza Italia chiedeva a Fdi e Lega di confrontarsi sulle amministrative, ma sinora invano visto che i tre leader non si vedono dall’ elezione del capo dello Stato.

Quanto allo specifico caso Sicilia, si fa notare che nell’Isola il partito azzurro è ampiamente la prima forza politica. Il coordinatore regionale azzurro, Gianfranco Micciché, sembra voler giocare più di sponda con i centristi che con Salvini e Meloni, appoggiando la candidatura dell’Udc Lagalla e rafforzando un asse ormai rodato con Faraone (Iv). Insomma, FI minaccia di andarsene per conto suo chiede a FdI di abbassare i toni (e le penne) e cercare insieme una soluzione condivisa. Il responsabile enti locali azzurro, Maurizio Gasparri, getta acqua sul fuoco ma tiene il punto: “Sul comune di Palermo – osserva l’ex ministro – avevamo ipotizzato da tempo la candidatura di Cascio. Ci auguriamo il massimo della convergenza sul suo nome. Nei 26 capoluoghi che vanno al voto in tutta Italia in 20 il centrodestra è unito|”. In quattro la situazione però è ancora apertissima, ma Gasparri non dispera di poter chiudere accordi. Resta il delicato caso Sicilia per il quale si augura “prevalgano buon senso e coesione”. Al momento latitano.

Insomma, a Palermo – dove, se si considerano tutti i nomi in campo, ci sono più candidati che partiti… – si è arrivati a un patto tra Lega e FI, con l’annuncio dei vertici regionali di un ticket tra l’azzurro Francesco Cascio e come vice il leghista Francesco Scoma, che finora era pronto a correre da solo, come Francesco Lagalla per l’Udc e Carolina Varchi per FdI. In realtà, il ticket è durato poco: Scoma si è sfilato subito, pur assicurando il suo appoggio a Cascio, lasciando a mani vuote il coordinatore siciliano leghista Minardo, che si sussurra aspiri alla presidenza della Regione e abbia quindi siglato una sorta di patto con Micciché. Il tutto mentre Lagalla (Udc) ha confermato la sua candidatura e Davide Faraone, che era pronto a presentarsi per Italia viva, ha annunciato il suo «passo laterale» e l’appoggio a Lagalla per dar vita a un polo centrista, incubatore di possibili poli nazionali futuri di marca fortemente neocentrista.

Pesa la perenne rivalità tra Meloni e Salvini

Ma soprattutto l’intesa Lega-FI è sembrata uno schiaffo al partito di Giorgia Meloni e ha provocato una reazione durissima. FdI denuncia «l’enorme confusione» siciliana che «come molti altri segnali» testimoniano «più la volontà di danneggiare» il partito che «quella di combattere le sinistre». Ma «preoccupa» soprattutto che «il comportamento di Lega e FI sembra essere finalizzato soprattutto a dividere e indebolire il centrodestra» con l’obiettivo di «proseguire l’alleanza arcobaleno con la sinistra anche dopo le prossime elezioni politiche». FdI invece chiede la conferma di Musumeci e apre, disponibile a cercare «con tutto il centrodestra se ancora tale si considera» candidati comuni a Palermo e Messina «prima di arrendersi e prendere ciascuno le proprie decisioni». Poi la conclusione, con l’appello a Silvio Berlusconi, ma non a Salvini, nemmeno chiamato in causa.

Chiaro che uno scontro di tale portata potrebbe avere un effetto bomba sulle alleanze anche altrove. Soprattutto dove non c’è accordo, a Verona, Parma e Catanzaro, oltre ad Oristano. Ma ormai il tema è nazionale: il centrodestra è vicino alla rottura. Urge chiarimento, altrimenti, ove mai si verificasse un secondo ‘disastro’, alle prossime amministrative, dopo quello del 2021, le stesse possibilità di vittoria del centrodestra, a livello di elezioni politiche nazionali, ne sarebbero gravemente inficiate, rafforzando l’asse del centrosinistra, oggi minoritario, e allontanando – per i dissidi interni, locali e nazionali, e per la rivalità tra Salvini e Meloni – ogni possibilità di vittoria a livello complessivo.

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“https://notizie.tiscali.it/politica/articoli/corda-pazza-elezioni-amministrative/?chn”

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